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lunedì, ottobre 27, 2003 l’isola della memoria
Vi abita la Memoria , custode di tempi mai uguali. Pochi lo sanno, ma chi ha voluto approdarvi, ha visto. La Memoria è una grassa chioccia, che raduna gli attimi usati, spingendoli con l’ala, uno dietro l’altro, fuori riga, in ordine sparso. Non se ne perde nessuno: i più deboli, a rischio di dimenticanza, son messi a cova. Il viaggiatore che giunge all’isola può rincorrerli: ne cerca le orme, un profumo, un colore, un indizio, li riconosce nel mucchio… Li acchiappa e riparte. Nel ritorno, non porta con sé soltanto una briciola di tempo che è stato. Porta la carezza della “seconda volta”.
l'isola delle contaminazioni E' un isola mai uguale, mutevole ogni momento parla lingue sempre diverse, a volte si intende a volte si difende. Se ti avvicini portando preziose identità, credimi te ne riparti in tanti, uno che eri qua. scritto da alp alle ore 22:05 | commenti (4)
l'isola delle affettuose lontananze su quest'isola non puoi camminare senza trovare,nei posti piu impensati, oggetti dimenticati,dalla tua memoria. Questi oggetti,appena ritrovati,ti cantano una lontananza, che credevi definita,e invece è affettuosa e dolce e-come dice una mia amica: opalescente. L'oggetto piu bello,nella mia isola, è' una piccola zucca argentina per il mate con inciso..per lino,dalla feria di santelmo me l'avevano data due amici argentini,campioni di nuoto. Alla sua cannuccia ci bevette mio padre,in ospedale.Prima di..
Le isole dello sguardo incerto Dure.Nere.Non concedono requie. Se credevi di trovare sabbie dorate non avrai che sussulti, spaventi trattenuti. Ti chiederai perchè, non questo, non ora. Ma. Lavediquellaicertaincrespaturasull'ondachesembracieloma. Ma. Ecco, il peso dell'anima, quando il corpo smette d'essere mare.
Si, navigo, l'ho fatto tanti anni, e come tutti i marinai ho incontrato le persone e i paesi più disparati. Ma adesso che il mare dei ricordi comincia ad essere più vasto e calmo di quello delle speranza, mi pare di aver fatto un errore. Di aver dimenticato una carta dettagliata che mi aiuti ad individuare l'......E' più facile controllare lo stato delle vele, il funzionamento del motore, assicurarsi che tutto funzioni correttamente ed evitare con cura di gettare l'occhio alla bussola. Perché il problema è lì, rendersi conto che quando l'ago della bussola segna una rotta l'...... assume un nome, diviene cosa reale, obbliga a guardare avanti. Ma come posso se devo sostituire la scotta che si sta usurando sul rinvio, o controllare il premistoppa dell'asse che lascia filtrare acqua, tutte piccole cose cui bisogna far fronte perché la navigazione continui nel migliore dei modi, restiamo concentrati qui..... sarà l'....... senza nome a mettersi sulla mia rotta, qualunque sia la direzione presa.
Di Isole e Isole….ovvero morbido approccio all’Arcipelago del Battello ( e..., neppur tanto velato, invito alla scrittura)
Credo che, se si sale su un Battello, qualcosa vorrà pur dire. Che si ama il mare o il cielo, ad esempio, …due quasi infiniti che si toccano. O che si ama il viaggio, … alternanza di movimento e pause, sogno di una frontiera mobile, che si indovina altrove. O che si ama, pur fra burbere solitudini, l’idea che ci siano altri a condividere questi amori, a bordo, con l’indugio nei racconti, la notte, e con il passaggio delle voci, nella luce. A me piace pensare che, a spingere sul Battello sia, anche, il piacere dell’isola, dentro l’arcipelago, o il piacere dell’arcipelago, rifranto nell’isola: la terra cercata in mezzo al mare, che assume la forma dei desideri e, all’improvviso, ti si dilata dentro, fino a diventare un luogo interiore. All’isola si giunge come naufraghi dopo aver assaggiato l’arsura del mare, si arriva come avventurieri alla ricerca di un tesoro nascosto, o come entronauti sbattuti dalle incertezze della esistenza, a ricercare le tracce della memoria, a riconoscere “usati volti” o ad assaporare il canto delle sirene... Per questo l’uomo dell’isola, che è salvezza, scommessa, ritorno e malìa, ha la sagoma di Robinson, del pirata, di Silvestro di vittoriniana memoria, dell’uomo innamorato della seduzione…. Ma dall’isola si fugge, anche, come fugge Ulisse da Ogigia, per un’altra isola,… forse già consapevole di non poter mai accettare l’ ultimo orizzonte come quello definitivo. Isola e isole, dunque, a costellare un viaggio: vissute, descritte, evocate o forse solo indovinate dietro l’onda più alta. Isole ad abitare il mare. Isole a dar sapore e odore ai racconti.
Saranno tante le notti e i giorni da passare insieme, in una sorta di vagante città degli scambi. Laciate, signori del Battello, che le vostre isole salgano alla superficie, raccontatele perché si abbia idea dei sogni, degli amori, delle attese, delle paure, delle visioni che soffiano sulle nostre vele. Verso quali isole state facendo rotta? Quali vi portate dentro…? Questo è un invito alla Scrittura.
la baia delle anime morte
Non si sa perchè, ma è pieno di vascelli affondati. Bene, l'isola non perdona.Basta che una sola volta postato da alp | 20:18 | commenti (7)
Ecco , dal Barone, l'isola del Cappero Rosso. Arriva a far compagnia alle isole dello sguardo incerto, all' isola delle affettuose lontananze, a quella delle contaminazioni, e, ancora, delle dipendenza, uscite dalla "segreta veggenza" di alp-maqroll. E la piccola isola della memoria già gode di queste vicinanze... ( più sotto...ci sono tutte, e le richiameremo, di tanto in tanto, per dare forma all'Arcipelago del Battello.) L’isola che cerco è l’isola non trovata (come diceva sempre quello…) o è l’isola che non c’è (come diceva pure quell’altro). Si dice spesso che quello che conta non è la mèta, ma il viaggio. E allora? L’isola non è e non può essere un approdo definitivo, dove scaricare pacchi e valigie e costruire con il cemento. E non è neppure quello che i Grandi Fratelli televisivi sperimentano sui vip. La mia isola è una breve sosta nei miei sogni. Toccare, anche se solo per un breve attimo, i miei desideri e le mie passioni. Per poi, ripartire... Addolorato, triste, pieno di rimpianti e di rimorsi, ma anche felice di averla conosciuta e vissuta, anche se per poco. Con il tempo, anche le isole perse, traghettate o vissute male diventano dei bei ricordi che lasciano un segno incancellabile nel nostro cuore. Forse sono ferite che il tempo riuscirà a cicatrizzare. E, con niente, si riapriranno per sanguinare nuovamente. Ma non importa, la vita è anche questo. I segni che ti lascia… Come scrisse quello: “due forze non sono mai mutate dall’inizio del mondo: il movimento delle onde e il cammino dell’amore”. Così, pagaio ancora faticosamente e caparbiamente sulla mia zattera di fortuna, come un Robinson d’altri tempi, verso nuovi orizzonti, nuove mete e nuove isole sperdute e sconosciute che, spero, mi sorprenderanno ancora una volta. Lasciandomi estasiato e a bocca aperta di fronte a tanta pace ed a tanta bellezza…A nulla serviranno questi mari ondosi e scuri che vorrebbero inghiottirmi e legarmi a fondali sabbiosi. Non mi fermeranno. Mai. scritto da Barone Rosso scritto da colfavoredellenebbie | 13:40 | commenti (3) Torna in plancia Io vi fornisco il mezzo per scoprire all'alba l'arcipelago delle vostre isole
La rotta per l'isola Ho finito di riordinare le cime d'ormeggio, le vele sono a segno e per fortuna la barca sta in rotta quasi senza toccare il timone.. un po' di libertà in più. Compaiono le prime stelle a levante, se fossi in Atlantico (e se lo sapessi usare) sarebbe il momento di sfoderare il sestante...ad ogni buon conto entro in cabina, ancora calda di qualche ora di motore, e segno sulla carta la rotta, una traccia di matita che sarà la mia autostrada per questa notte. Non c'è luna e si è alzata foschia, le luci di via illuminano di verde la schiuma e il fiocco. Ad avanzare così verso il nulla c'è sempre una mano che stringe leggermente lo stomaco...vado a prua, nessuna luce nascosta dal fiocco. Un altro puntino sulla carta 02h 25' log. 1253 rotta 185 la sagoma dell'isola su cui approda la mia traccia di matita è più vicina di qualche centimetro....Aumenta leggermente lo sbandamento dello scafo, qualche schiocco del genova richiede il mio intervento, si cammina di più ma devo restare al timone.... incollo una stella ad una crocetta per non ipnotizzarmi sul cerchio luminoso della bussola. L'ombra dell'albero sciabola leggermente su un impensabile tappeto di stelle tanto fitto da essere opprimente, qualcuna talvolta si stacca e lascia una lieve scia. Non ho ancora sonno; un altro puntino sulla carta 04h25' log1265 rotta 185 a levante compaiono le stelle di Orione e il nero stinge in blu....A memoria, senza accendere luci, raccolgo le vele, il movimento della barca è più disordinato, affidata solo al motore. Adesso l'orizzonte si è materializzato in una striscia arancione il mare sembra solido nella sua calma assoluta, ripete fedelmente i colori dell'alba.....06h25' log1279 rotta 185 il simbolo dell'isola è li davanti sulla carta...tra poco saprò se l'avrò raggiunta anche nella realtà. Scritto da Skipper246 L’isola stregata Parlavano di un’isola fatata, anzi stregata, che appariva e scompariva, a seconda della piena del fiume. Dicevano che fosse incorniciata d’azzurro, come se un’aureola gigante l’attorniasse, protettiva, all’orizzonte. Non posso negare che m’incuriosisse. Adoro i misteri, le storie ambigue, mi piace la realtà sospesa, quella che confina con la metafisica e che non sapremo mai se è vera o sognata. Pioveva – quel mattino d’ottobre – proprio come sta piovendo ora, mentre scrivo per voi questa storiella “insulare”. Anche allora dal cielo ferruginoso cadevano larghe gocce circospette, come se la natura si fosse messa, dubbiosa, in attesa di eventi più forti. Sembrava che volesse restare sulla porta a vedere come si mettevano le cose. M’incamminai. Proseguivo lentamente, attenta a schivare le pozzanghere, imbarazzata dall’ombrello. Tutto era come sempre. Alberi spogli, erba appassita. Acqua che lambiva il pilone del ponte, appesantito da un traffico convulso, casette povere dai comignoli fumanti. All’improvviso – diomio, so già che non mi crederete, perché anch’io stento a credermi – all’improvviso, come una fatamorgana, l’isola si è stagliata all’orizzonte. Sembrava un fiore di madreperla, chiara, iridata, quasi trasparente. Cercai di scendere, cautamente, lungo l’argine. Scivolavo, ero tutta inzaccherata, ma non riuscivo a fermarmi, l’isola mi chiamava. Non potevo resisterle. Caddi rovinosamente. Fui fermata da un masso contro cui sbattei il capo. Mi trovarono svenuta. Mi salvò un cacciatore munito di cane ringhioso. Non dissi nulla. Non gli rivelai il mio segreto. E ora, ostinatamente, sto mettendomi in cammino di nuovo, per cercare di rivederla. (g.g.) scritto da Gardenia | 16:01 | commenti (4) Torna in plancia L'isola spostata Qui fanno scherzi da prete. Dopo 5 giorni di navigazione con mappe navali particolareggiate, ero certa di essere arrivata nel punto contrassegnato con la X nella piantina che la capitaneria di porto mi aveva regalato mossa a pietà dopo aver visto i miei occhi inumidirsi. Sto beccheggiando sulla mia barchetta che è un modello ridotto della "Regina d'Africa" di Hustoniana memoria, ma dell'isola nessuna traccia.La cambusa sta esaurendo le scorte di gallette e il processo di desalinazione dell'acqua marina si presenta lento. Non fate i furbi e rimettete l'isola al suo posto.
Un'isola mai vista
Un'isola mai vista, quella devi cercare. Desolazione e senso d'irrealtà sono i tuoi compagni d'avventura. Nel film della tua vita stai recitando una parte per cui non avevi firmato il contratto. Ti senti violentata e derubata di tutto quello che avevi; forzata a cambiare rotta nella tua navigazione. Dopo tanto tempo e tante energie impiegate per arrivare lì, scopri che la tua destinazione è un'altra: una che non avevi mai immaginato.
Rabbia e incredulità ti accompagnano nello sbandamento e cadi, cadi, cadi... e bevi quell'acqua schifosa, putrida, puzzolente e annaspi e stai per annegare e anneghi, cadi sempre più giù, il buio totale ti sommerge, niente, non vedi niente, il buio fa paura, il silenzio ti annienta, non c'è niente quaggiù, niente, niente, NIENTE!
Non c'è niente quaggiù...
non c'è niente quaggiù...
non ce la faccio più, non riesco a tornare su, non riesco, mi lascerò andare, lascerò che la corrente mi porti via e che quest'acqua mi riempia i polmoni e il cuore e l'anima e...
cos'è quel rumore che mi rimbomba nelle orecchie, ho paura, chi c'è qui?
Chi c'è qui? Non respiro, non posso più respirare... e quel rumore, quel rumore, cos'è?
Un filo di luce, come un lampo, per un attimo ho visto il cielo, era azzurro, sono sicura era azzurro...
Chissà forse c'è anche il sole...
Qui non arriva niente e ormai i polmoni sono pieni di acqua puzzolente, ormai non c'è più niente da fare e poi l'isola è troppo lontana, non ce la farei mai... mai...
Se smettesse un secondo, questo rumore che ho nelle orecchie, se smettesse potrei sentire se c'è qualcuno.
Un altro lampo di luce, il cielo di nuovo e... sono sicura stavolta c'era anche il sole, sono sicura.
Se mi aggrappo a questo bastone forse mi tiro un po' su, forse... Se davvero c'è il sole lo voglio vedere, voglio sentire se riesce ancora a scaldarmi le spalle, se i bambini giocano ancora nel parco, voglio vedere se le rondini sono tornate...
Un attimo solo, darò un'occhiata e poi mi lascerò andare di nuovo. La forza non l'ho più, lo so, solo un attimo posso respirare. Un attimo basta. Basterà.
Poi lascerò di nuovo che mi sommerga l'acqua e l'oblio. Annegherò in questo mare desolato, dove la mia isola, quella del mio film originario, non c'è più.
Un attimo a respirare il sole, il calore che entra e quel rumore che si placa. Un'altra isola all'orizzonte, sconosciuta e mai desiderata, abitata da molte persone.
Quel rumore non è più così forte, adesso che sono fuori dall'acqua lo sento meglio, capisco tutto...
quel rumore è sempre con me: è il mio cuore che batte e cerca una nuova isola in cui poter vivere.
Mela+F: trova e sostituisci. Mi basta trova, digito isola. Invio. Ricerca in documento completato. L’elemento ricercato non è stato trovato. Mela+A: seleziona tutto. Conteggio parole. 2.053.622 caratteri (spazi inclusi) e mai che nelle loro alchimie abbiano composto l’isola che cerco. Magari si sono spinti un po’ oltre. 7 volte per isolamento, 6 volte per isolare, 2 volte per isolato. Nessuna isola tout court. E in una notte incosciente ed elettrica di caffè, punto il cursore a caso, scelga lui tra 16.732 paragrafi. l'isola delle scritture mutevoli Quelli che sapevano,stavano zitti. Là, nella radura ,succedeva. Passavi, e sentivi nella mente delle voci sussuranti, mulinelli di pensieri,atomi dispersi, speranze, delusioni- risate. Poi andavi nell'isola accanto e incontravi persone mute che cervano la loro voce, le risate, i pianti. Solo una volta fuori dell'arcipelago, qualcuno, si racconta, tornava ad avere voce, e sguardo, e nome in pace con se stesso,non più conchiglia. scritto da alp | 01:00 | commenti (5) Torna in plancia L’isola degli aromi C’è un’isola di cui si avverte l’odore, prima ancora del profilo morbido e mosso. Il suo nome cambia, rimbalza da Battello a Battello, fra le spezie dei mercati e le voci dei porti, cangiante come una madreperla. Ogni marinaio ne tiene memoria nel cuore, come un pegno o un invito o un rifugio. Ma l’odore…, l’odore non muta e guida nelle notti senza luna, e chiama nei giorni di luce, quando l’acqua si fa specchio di segmenti leggeri. Chi giunge all’isola sa che è per poco, solo vi può acquistare un vaso di menta o di rosmarino. Se il bisogno di casa è forte e fa tremare la voce, si chiede la menta alla vecchia che attende. E nell’aroma il viaggiatore riconosce il profumo del pane, delle lenzuola pulite, dell’aria che entra in casa, il mattino, a snidare il caldo del chiuso con l’uncino di una bava leggera. C’è chi giura d’aver visto una cuna e una tavola bionda, fra le foglie di menta. Se invece è la paura a chiamare alla sosta, si chiede il rosmarino alla vecchia che attende. Così si sciolgono, lievi, le ansie di vascelli fantasma e si stemperano i gridi che gracidano, lontano. Non giungeranno le streghe, troppo intente a contare gli aghi di rosmarino, … e le ombre torneranno ad essere sogni. Fra nostalgie e tremori, i Battelli scelgono e riprendono il viaggio, ricchi di una foglia o di uno spino. |